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SELVA DI CIRCE – L’AMAZZONIA PERDUTA DEL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO

C’era una volta, alle porte di Roma, una vera e propria “Amazzonia” composta da dedali di acquitrini, paludi invalicabili e vegetazione fitta e intricata, in cui la malaria, veicolata dalla temibile zanzara anofele, e i bufali dalle grandi corna “simili a demoni infernali” scoraggiavano e ostacolavano chiunque fosse intenzionato ad entrarvi. 

Le leggendarie Paludi Pontine si estendevano per più di 11.000 ettari, costituendo da sempre per l’uomo sì un luogo da combattere e arginare, ma allo stesso tempo un ambiente naturale pieno di fascino e mistero.

La loro storia accompagna tutte le epoche: dall’Antica Roma al Medioevo, passando poi per i Papi e per il Rinascimento di Leonardo Da Vinci fino ad approdare all’epoca dei Grand Tour dell’800, ultimo momento storico di vita per un paesaggio ormai destinato a cambiare definitivamente volto.

Un ambiente di straordinaria bellezza, immortalato in dipinti, incisioni e scritture dell’epoca, capace di suggestionare e richiamare artisti e poeti del Nord Europa e definito dallo stesso Goethe “… l’angolo più selvaggio e affascinante d’Europa”.

Ciò che rimane di quell’ambiente ostile e impenetrabile ma altrettanto ricco di fascino, è oggi una porzione del Parco Nazionale del Circeo: la Selva di Circe. Testimonianza dell’antica foresta planiziale e di quell’ecosistema dalle tinte suggestive ed esotiche, che con i tramonti incendiari delle sere d’estate o con le abbondanti piogge del periodo autunnale/primaverile riporta in vita, tra meravigliosi frassini, cerri e farnie, l’antica palude oggi dimora di daini, volpi, cinghiali e falchi.

DISLIVELLO:
TEMPO DI PERCORRENZA (A/R): 4 ore
LUNGHEZZA (A/R): 11 km
DIFFICOLTA’: FACILE
PERIODO: tutto l’anno

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